Bambini e DSA

Bambini e DSA bambini e dsa Bambini e DSA Bambini e DSA Tiziana Cristofari 300x200Bambini e DSA

 

Come posso aiutare mi@ figli@ al/alla quale è stata fatta diagnosi di DSA?

DSA = Disturbi Specifici dell’Apprendimento

 

 

 

PREMESSA: Il nostro studio non si occupa di fare valutazioni mediche, ma di predisporre piani didattici/formativi (pedagogici) per bambini anche riconosciuti con le difficoltà elencate di seguito.

Per semplificare la lettura inseriamo una piccola legenda su acronimi in uso nelle e per le scuole.

POF = Piano Offerta Formativa di una scuola è per tutti i bambini. Nel caso in cui vi siano degli alunni con disabilità deve contenere le modalità con cui si intende far superare eventuali ostacoli ai bambini disabili. Deve definire le modalità di organizzazione dei momenti meno strutturati quali le attività integrative, i viaggi di istruzione, gli spazi di aggregazione. Oggi sostituito dal PTOF.

PTOF = Piano Triennale dell’Offerta Formativa. Pianifica e realizza l’attività scolastica di ogni singolo istituto.

PAI = Piano Annuale per l’Inclusione.

Per i bambini a cui è stata riconosciuta la Legge 107:

BES (Bisogni Evolutivi Speciali) = bambini stranieri e/o in difficoltà economiche/ambientali 

DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento), di cui fanno parte:

Dislessia = difficoltà lettura

Disgrafia = difficoltà scrittura/calligrafia

Disortografia  = difficoltà scrittura/grammatica 

Discalculia = difficoltà nel calcolo

ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) = ovvero Sindrome da deficit di attenzione e iperattività

ASPERGER = (dal nome di colui che lo ha teorizzato) compromissione dell’interazione sociale, comportamenti ripetitivi e stereotipati, attività e/o interessi insufficienti.

FIL = Funzionamento Intellettivo Limite, ovvero soggetti che non rientrano nei Disturbi Specifici di Apprendimento, non nella categoria della disabilità intellettiva, né in quella dello svantaggio socio-culturale e linguistico. Si tratta di quei bambini che presentano potenzialità cognitive ai limiti della norma, sospesi tra ritardo mentale e normalità, i cosiddetti “borderline cognitivi”.(Tratto da: http://bes-dsa.it/2014/09/25/gli-alunni-con-funzionamento-intellettivo-limite- fil/) 

PDP = Piano Didattico Personalizzato, documento di programmazione con il quale la scuola definisce gli interventi che intende mettere in atto nei confronti degli alunni con esigenze didattiche particolari, ma non riconducibili alla disabilità. Detto anche PSP.

PSP = Piano di Studi Personalizzato.

 

Per i bambini a cui è stata riconosciuta la Legge 104:

AUTISMO = perdita di contatto emotivo con la realtà e chiusura in se stesso.

SINDROME DI DOWN = alterazione cromosomica.

HANDICAP fisici o psichici gravi = cecità, sordità ecc.

PEI = Piano Educativo Individualizzato, che definisce obiettivi, metodi e criteri di valutazione, oltre che un percorso di vita specifico per quell’anno. Comprende anche notizie di attività svolte al di fuori della scuola (percorsi riabilitativi, sportivi ecc.).

GLHI = Gruppo di Lavoro per l’Handicap di Istituto è un gruppo aperto a tutte le agenzia che hanno competenze su questo tema: scuola, genitori, ASL, Enti Locali, associazionismo.

GLH = Gruppo di Lavoro sull’Handicap, è riferito a ogni singolo alunno e indica l’insieme dei soggetti chiamati a definire il Profilo Dinamico Funzionale e il PEI, ossia tutti gli insegnanti curricolari e di sostegno e gli operatori dell’Azienda Sanitaria, con la collaborazione dei genitori.

GLHO = Gruppo di Lavoro sull’Handicap Operativo, deve essere convocato dal dirigente scolastico almeno tre volte l’anno per programmare e verificare il percorso scolastico dell’alunno e redigere e verificare il PEI.

DF = Diagnosi Funzionale. Documento redatto dalla ASL che contiene la diagnosi medica e le indicazioni per le insegnanti. La scuola programma le attività partendo da questo documento. Questo documento oggi è integrato nel PF.

PDF = Profilo Dinamico Funzionale. Sulle indicazioni contenute nel DF il GLHO redige il Profilo Dinamico Funzionale. Questo documento descrive le caratteristiche e le competenze di partenza dell’alunno nei vari ambiti (apprendimento, comunicazione, autonomia, socializzazione) e descrive gli obiettivi. Questo documento oggi è integrato nel PF.

PF = Profilo di Funzionamento.

 

Cosa fa l’insegnante di sostegno?

Non è l’insegnante solo dell’alunno con disabilità, ma è un insegnante di tutta la classe. Infatti è un’insegnante in più, contitolare della classe, che viene ad essa assegnato proprio per favorire con la sua compresenza e formazione specifica l’inclusione dell’alunno con disabilità, ma lavora a stretto contatto con tutti gli altri insegnanti. (L. n° 104/92, art. 13 comma 6)

Per questo, quando è presente l’alunno con disabilità, non può essere utilizzato dalla scuola per sostituire colleghi assenti, anche se sono della stessa classe. (Schede AIPD n° 272. Vietato utilizzare per supplenze il docente di sostegno. (Direttive USR Puglia del 11/09/08 e USR Sicilia dell’08/01/09)

La maestra mi ha detto che mi@ figli@ ha probabilmente problemi di apprendimento (DSA).

Spesso si arriva alla certificazione perché i docenti instillano nelle famiglie l’ipotesi che gli studenti hanno difficoltà di apprendimento semplicemente dicendo loro che:

Scrive poco e male. Legge stentat@. Non sa creare un’immagine mentale. Non sa produrre un elaborato. Non sa colorare. Ripete con difficoltà ciò che legge. Fa tanti errori di ortografia. È lent@.  Non comprende il testo. Non riesce a contare. Non capisce la spiegazione. Ha sempre la testa fra le nuvole. Si distrae continuamente. Non capisce i problemi e la geometria.

E se tutto ciò dipendesse da una cattiva didattica e pedagogia? I medici fanno  accertamenti per il ruolo ricoperto da docenti e genitori? 

 

Come posso aiutarl@?

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Innanzitutto puoi leggere Bambini senza DSA: una realtà possibile! della Dr.ssa Tiziana Cristofari che ti darà un’idea di come nascono, si sviluppano e si superano i disturbi specifici dell’apprendimento.

Poi potresti consultare il blog Figli Meravigliosi e leggere tutti gli articoli che vengono pubblicati: puoi tenerti aggiornato con gli articoli iscrivendoti alla Newsletter.

Puoi anche partecipare al nostro convegno che ti spiega perché non è possibile che i DSA abbiano origine genetiche o neurobiologiche, come e perché i nostri bambini hanno difficoltà scolastiche e come fare per superarle. Per saperne di più clicca qui

La conoscenza è l’unico modo per non permettere agli altri di dirci cose non vere e sottoporre così i nostri figli a diagnosi ingiustificate.  

 

“Chi dice che è impossibile non dovrebbe
disturbare chi ce la sta facendo”
– A. Einstein –

 

“Le novità possono mettere a repentaglio le Repubbliche e gli Stati, e allora chi ha il potere, che è ignorante, diventa giudice e piega gli intelligenti.”
– Galileo Galilei, Dialogo –

 

Nel Paese della bugia la verità è rivoluzionaria!

 

Anche la Prof.ssa Daniela Lucangeli* ci spiega quanto sia fondamentale un ritorno alla Pedagogia e alla Didattica. Spiega dal punto di vista psicologico l’importanza del potenziamento tra i 4 e i 6 anni che già la Montessori aveva realizzato nella sua Pedagogia e Didattica. Ci spiega inoltre come è facile confondere un bambino con difficoltà di calcolo e marchiarlo come “malato”.

*Professore ordinario di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Padova.

Dopo aver ascoltato i video della Lucangeli capirete ancora meglio perché la pedagogia e la didattica alternativa devono entrare nella scuola. La stessa Lucangeli ci spiega quindi, quale fondamentale importanza ci sia in una buona didattica e che la stessa, non sarebbe tale senza un’eccellente pedagogia

Pertanto prima di parlare di neurobiologia, genetica, psicologia curativa, cerchiamo di capire cosa significa pedagogia e didattica, come si applicano e l’importanza della loro funzione nella capacità cognitiva e metacognitiva del bambino.

Perché… “La psicologia è come se avesse voluto trovare un’opportunità tra una malattia-non malattia (dislessia, discalculia, disortografia ecc. non sono malattie, ma devono essere diagnosticate dal medico sic!). Tutto questo in un terribile circolo vizioso dove tutti ci guadagnano a scapito però dei bambini. Gli insegnanti scaricando il problema sui genitori, i genitori scaricando il problema sui medici, i medici sui logopedisti, i logopedisti sull’impossibilità della cura, perché ovviamente non c’è la malattia. Allora se non c’è la malattia, il compito passa agli psicologi che si occupano dello studio dell’apprendimento, ma non dell’insegnamento che però è strettamente legato all’apprendimento, di cui se ne dovrebbe occupare l’insegnante, che però di apprendimento non ne sa nulla, perché è competenza della pedagogia che non gli è mai stata insegnata! Conclusione? Il bambino è malato!  E gli psicologi entrano a scuola ingiustificatamente.” (Tratto dal libro: “Bambini senza DSA: una realtà possibile” di Tiziana Cristofari)

Bambini e DSA? Se ponessimo più attenzione a ciò che sappiamo e facciamo probabilmente non ci sarebbero.

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